SIAMO TROPPO GIOVANI
PER ASPETTARE
La rivolta esplosa con decisione e
perseveranza nelle banlieues francesi
(con qualche fiammata in Belgio, a Berlino e ad Atene) è animata dalla viva
rabbia di giovani casseurs, esseri
umani che come tanti in giro per il mondo subiscono l’ergastolo di una vita
quotidiana che non è altro che insoddisfazione, miseria, umiliazioni e
sfruttamento. Gli atti di questa gioventù selvaggia, liquidati
semplicisticamente e con disprezzo dai “ben”pensanti borghesi come violenza
fine a se stessa, rivelano un significato ben più sottile, mettendo a nudo la
violenza di un sistema economico-sociale che per i suoi propri interessi e per i
pochi che godono dei suoi benefici impone obblighi sempre più disumani: un
lavoro inutile e dannoso in cambio di un salario da restituire a padroni di
case, di merci o di tempo “libero”. E così come questa violenza legalizzata
non è cieca, ma vede benissimo contro chi esercitarsi, anche i casseurs ci vedono bene quando sfogano il loro odio contro sbirri,
auto, negozi, centri commerciali e altri simboli dell’isolamento e del potere.
Le sommosse in corso attaccano contemporaneamente i due piani dell’intervento statale: la polizia schierata per sorvegliare e punire i poveri, e l’auto da pagare a rate, simbolo dell’“indipendenza” individuale, del consumo, del tempo a credito.
Tirare
in ballo – come si fa a destra – motivi religiosi è un tentativo patetico di arginare
la rivolta: le scomuniche delle autorità islamiche non hanno fermato questi
arrabbiati che non riconoscono alcun mediatore. Ecco allora che, a sinistra, qualche politico od opinionista più democratico arriva
a concedere, se non una giustificazione, almeno una motivazione agli episodi che
stanno sconvolgendo la sconvolgente normalità delle banliueues: queste periferie invivibili sono un esempio di degrado
di cui cattive amministrazioni non si curano lasciando così che i loro
abitanti, per lo più immigrati che la società non vuole integrare, covino la
rabbia più incontrollabile. Occorrerebbe allora un piano di
“riqualificazione” urbana, magari
affidando il progetto a qualche insigne architetto e seguendo i princìpi della
bioarchittettura (o più semplicemente quelli di un più efficace controllo
sociale). Ma da New York a Parigi, da Londra a Ramallah, i ghetti sono sempre più
la forma stessa del mercato e della politica. Le ultime illusioni di
integrazione dei poveri sono bruciate assieme agli incendi di Clichy-sous-Bois.
Nessuno
sembra chiedersi cosa sono diventate le città. Nessuno si è ancora accorto che
i “più razionali” piani urbanistici servono a cancellare l’ambiente
naturale – e con esso l’uomo – asfaltando ed edificando unicamente per
dare priorità alla circolazione delle merci e dei lavoratori-consumatori, a
discapito della circolazione e comunicazione umane? Le città sono contenitori di capitale e risorse umane da investire
e sfruttare. E allora cosa sono qualche centinaio di auto bruciate e altri
tristi luoghi danneggiati in confronto ai milioni di persone che giornalmente
vengono danneggiate e distrutte da chi impone loro la solita vita insensata e
noiosa?
Ciò
di cui si sente la mancanza è che questa rivolta si trasformi in qualcosa di più
generalizzato, ma a tal fine occorrerebbe che ognuno dei comuni mortali, travet
meccanizzato dagli stereotipi e dai ritmi quotidiani, si decidesse a prendere
coscienza della necessità di farla finita con questo sistema – unica vera
causa della miseria a cui siamo sottomessi –, sabotandolo una volta per tutte.
Salutiamo con gioia queste manifestazioni di rifiuto e distruzione di tutto ciò che rappresenta e contribuisce allo sfruttamento, all’abbrutimento e alla distruzione dell’uomo.
VIVA LA GIOVENTU’ SELVAGGIA FRANCESE!
GUERRA
SOCIALE CONTRO IL CAPITALE!
alcuni
amici della “feccia”
[Novembre 2005]