LE MANOVRE PALESI ED OCCULTE DELLA
REPRESSIONE
(I milleuno tentativi di Storari)
Il
duo ROS-Storari ci riprova.
Il
10 giugno scorso il PM trentino Paolo Storari ha chiesto l’arresto di un
anarchico di Rovereto con l’accusa di aver compiuto un’azione incendiaria e
di far parte, assieme ad ignoti, di un’“associazione sovversiva con finalità
di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico” (l’immancabile 270
bis). Poiché il GIP ha respinto la richiesta, venerdì 7 luglio si svolgerà,
presso il tribunale del riesame di Trento, un’udienza in seguito all’appello
del PM.
La
base di questa nuova operazione – denominata “MILLEUNO” – è il solito
teorema che il ROS cerca di costruire da anni. Riscaldando la vecchia zuppa del
PM romano Marini, ciò che questi solerti servitori dello Stato vorrebbero
dimostrare è che la realtà anarchica – in questo caso roveretana – “è
strutturata in modo composito e compartimentato, secondo lo schema del doppio
livello (l’uno palese e l’altro occulto e praticamente illegale)”. Con il
consueto e maldestro copia-incolla su “gruppi di affinità”, “nuclei di
base”, “organizzazione informale”, ecc., dopo aver citato numerose
iniziative pubbliche (assemblee, presìdi, cortei, ecc.) e qualche decina di
azioni incendiarie e di danneggiamenti (contro banche, ripetitori,
multinazionali, mezzi dei carabinieri, ecc.), ecco l’amara conclusione del
duo: “Mentre coloro che partecipano al livello palese sono noti, coloro che si
sono resi responsabili delle attività violente sono rimasti allo stato
ignoti”. E questo a dispetto dei mezzi usati (pedinamenti, microspie nelle
auto e nelle case, telecamere nascoste, ecc.). Quindi? Semplice: visto che non
si riesce ad individuare gli autori di determinate pratiche, si cerca di colpire
chi le difende pubblicamente. Ecco allora che riportare azioni dirette su
volantini e giornali, o affermarne il senso e la giustezza, diventa
“rivendicarle”, cioè averle commesse in quanto “organizzazione”. Ecco
allora che “anarchici roveretani” diventa una “sigla, quasi una ragione
sociale”. Solo così si può preparare per tutti un’“associazione
sovversiva”.
Allo
stesso modo, ROS e PM cercano di attribuire un’azione a un compagno, ma, non
potendo sostenere che abbia compiuto da solo tutte quelle citate
nell’ordinanza, provano ad affibbiargli anche un 270 bis “con persone allo
stato non identificate”.
E’
con questi metodi inquisitoriali che numerosi compagni sono stati e sono tuttora
colpiti in mezza Italia.
A
fronte di questi tentativi repressivi, ribadiamo come sempre la nostra
solidarietà a chiunque attacchi il potere in tutte le sue manifestazioni e il
nostro desiderio – oh! quanto palese – di sovvertire un mondo che ci sta
portando al collasso ecologico e sociale.
anarchici di Rovereto e di Trento