[Volantino distribuito alla presentazione del libro al centro sociale "Askatasuna" (Torino), giugno 2003]
LA RAPINA IN TASCA
Come
dice un diffuso adagio, "Chi sa fa, chi non sa insegna". In questa
briciola di saggezza è già contenuta la ragione per cui i professori sono
sempre stati oggetto di scherno e disprezzo. Al di là dei pregi o difetti dei
singoli, questa genìa è composta irrimediabilmente da cretini incapaci di
comprendere la differenza che intercorre fra un’esperienza di vita ed una
materia di studio. Uno di loro, tale Klaus Schonberger, ha da poco
pubblicato in Italia un libro intitolato La rapina in banca. Storia. Teoria.
Pratica, per conto di una casa editrice di sinistri recuperatori,
DeriveApprodi. Come avrete già intuito, Schonberger non è un rapinatore, bensì
un cattedratico. Per la precisione un "docente di cultural studies",
come ci tiene a specificare. Ciò significa che i soldi che ha nelle proprie
tasche non provengono dalla critica pratica alla proprietà privata, ma da una
certa pratica di genuflessione e dalla partecipazione all’Accademia di Stato.
Per arrotondare lo stipendio, Herr Schonberger non svaligia banche ma organizza
"eventi di controcultura". Il fatto che per portare avanti questa
anodina attività (un evento, per essere
tale, deve saltare addosso a chi lo vive lasciandogli cicatrici indelebili,
altrimenti si tratta solo di una pagliacciata preconfezionata) si sostenga che
costui "deruba" banche, è una esilarante prova della cattiva
coscienza che dilaga in queste pagine.
Il rapinatore, rischiando la vita e la propria libertà, strappa con la forza il denaro che gli occorre. Il cretino, esibendo il proprio pedigree universitario, chiede un finanziamento per organizzare una performance. Il primo deruba le banche, il secondo viene pagato dalle banche. Capita la differenza? Certo, a questo cretino non si chiede di ripulire casseforti. Dopo tutto, si sta parlando solo di un libro. E per scrivere, si sa, non bisogna saper usare la pistola ma talvolta la penna.
Questione
di stile a parte, rimane il fatto che un libro del genere, se non vuole essere
una insignificante merce culturale, dovrebbe dare voce alle ragioni dei nemici
della proprietà. Compito che va al di là delle possibilità di Schonberger (e
degli altri babbei che hanno partecipato alla stesura del libro), il quale forse
saprà tenere una penna in mano ma la cui intelligenza striscia rovinosamente
sotto i suoi piedi. Ed il problema principale non è tanto l’ignoranza e la
superficialità che lo
affliggono (basta scorrere il capitolo dedicato alla cosiddetta "Banda
Bonnot" per trovarvi alcuni grossolani errori). Il problema è che,
letteralmente, non sa di cosa sta parlando. "Diventare ricchi senza
fatica" sarà pure il suo "sogno", nonché quello dei suoi
editori, ma di certo non è MAI stato il sogno di molti dei rapinatori che hanno
avuto la sventura di destare la sua attenzione. Il cretino è cretino, non sa
che esiste un abisso fra l’essere ricchi ed avere tanti soldi. Mesrine, per
fare un esempio, non aveva problemi economici ma i ricchi li odiava a morte. Per
le mani di Durruti passarono milioni e milioni di pesetas ma lui rimase povero
per tutta la vita. Checché se ne dica, i soldi non piacciono affatto a tutti. A
molti fanno schifo. Il fatto che siano necessari per la sopravvivenza non
significa che sono necessari per la vita. Un ricatto lo si subisce, non lo si
ama. Il denaro serve per acquistare merci, ma non può comprare la libertà.
Ecco perché un mondo senza denaro è e rimane il sogno più dolce che abbia mai
sconvolto l’umanità, un sogno condiviso da molti rapinatori.
Di questo sogno, in questo insulso libro, non c’è praticamente traccia. Solo il suo spettro affiora, qua e là, ma viene subito allontanato dagli esorcismi del cretino. Insomma, si accenna sì a "casseforti ripulite, diligenze assaltate, banche svaligiate, furgoni portavalori distrutti", ma il tutto unicamente per far correre un brivido estetico lungo la schiena piegata dal lavoro dei lettori, i quali sborseranno euro 14,50 per 224 pagine di approssimative ricostruzioni di "crimini" riesumate dalle gazzette prezzolate dell’epoca. Dopo aver "derubato" le banche coi suoi "eventi", riuscirà Herr Schonberger a derubare anche i lettori col suo libro?
Un testo che fa la sua bella figura nel catalogo di DeriveApprodi, casa editrice specializzata nel pubblicare simile spazzatura. Dopo tutto c’è modo e modo per tentare di "diventare ricchi senza fatica", ad esempio c’è chi dà alle stampe testi costruiti a tavolino per conciliare tematiche di “movimento” ed esigenze di mercato. Ce n’è per tutti i gusti: si va dal falso racconto di un Black Bloc (capitalizzando la pubblicità preventiva dei fatti di Genova) al falso libro sulla cuoca di Durruti (che unisce la parodia della gastronomia alla parodia dell’anarchia), passando per il revisionismo storico più becero, quello che fa propria la ragione di Stato (come il libro sulla RAF, L’autunno tedesco, dove ci viene clamorosamente comunicato che nel 1977 Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe "si suicidano in cella" a Stammheim!!!).
Come si vede, si può ben dire che a volte gli autori hanno l’editore che meritano e viceversa (tra cretini e recuperatori c’è una certa intesa). Quanto ai lettori, lasciamo a voi la risposta.
alcuni
concittadini di Giuseppe De Luisi
giugno 2003