PERCHÉ IL PRIMITIVISMO (SENZA AGGETTIVI) MI RENDE NERVOSO
di
Lawrence Jarach
L'anarco-primitivismo
si oppone alla civilizzazione, il contesto in cui le varie forme di oppressione
proliferano e diventano diffuse - e in effetti possibili… Lo scopo è di
sviluppare una sintesi… tra gli aspetti dei modi di vita primitivi
ecologicamente orientati, non statalisti, antiautoritari e tra le forme più
avanzate dell'analisi anarchica dei rapporti di potere. Lo scopo non è
replicare o ritornare al primitivo, bensì soltanto vedere i primitivi come
fonte d'ispirazione, come forme esemplari di anarchia.
Presentando una visione di un mondo senza l'ingombro di politiche gerarchiche e di dominio sulla vita umana e non umana da parte della tecnologia, l'anarco-primitivismo ha molto da contribuire a un discorso antiautoritario. Il valore analitico dell'anarco-primitivismo è che difficilmente qualche aspetto della cultura umana sfugge all'esame critico; dalle basi stesse dell'agricoltura e della produzione di massa fino alle interrelazioni fra questi fenomeni e le forme istituzionalizzate di gerarchia e dominio, molto poco è dato per scontato. Dove tradizionalmente gli anarchici hanno criticato le manifestazioni del pensiero gerarchico e dei rapporti sociali autoritari, gli anarco-primitivisti attaccano i presupposti che stanno dietro questo pensiero.
Gli
anarco-primitivisti sono veloci nel rivolgersi al 99% dell'esistenza umana
precedente l'avvento dell'agricoltura, il periodo del primato dell'economia di
raccolta e caccia e del relativo accordo sociale. Questo primario modo di vita
dell'uomo, caratterizzato dall'assenza di forme istituzionalizzate di potere,
dimostra che qualcosa di radicalmente differente dell'attuale regime del
capitalismo industriale transnazionale e delle sue politiche - di fatto un
orientamento anarchico - non solo è possibile ma, dalla documentazione delle
tracce, duraturo e ben riuscito. Inoltre, l'esistenza e la persistenza di queste
culture anarchiche dimostra che lo sviluppo di un sistema economico gerarchico e
predatorio non è né necessario né inevitabile.
Il
comunismo, il sindacalismo, l'individualismo e il femminismo, tutti hanno
anarchici che vi aderiscono in un modo o nell'altro. Ma senza "anarco"
davanti queste ideologie sono delle mere variazioni di statalismo e
autoritarismo. Il primitivismo non è diverso. La critica e il rifiuto del
capitalismo industriale e della civilizzazione dominata tecnologicamente non è
il monopolio di pensatori e attivisti antiautoritari. Alcuni che sono approdati
al primitivismo sono partigiani della misantropia o di altre forme di dominio.
Gli anarchici che sono interessati a estendere la rilevanza delle idee
primitiviste devono allontanarsi da questi vicoli ciechi.
IL
PRIMITIVISMO AUTORITARIO
Il
primitivismo autoritario disprezza l'esempio della caccia/raccolta; ritiene
irrilevante questa forma di cultura. Sono più interessati alla sopravvivenza
culturale dell'euro-americano non tecnologizzato. (Molti di Ecologia Profonda e
la prima generazione di Earth First! prima degli hippie/redneck andavano a
popolare questa categoria). Le società dei villaggi sedentari dei coltivatori e
cacciatori celti, teutonici e/o normanni sono viste come modelli rilevanti. Il
fatto che quelli avessero delle caste di guerrieri e il saccheggio come parti
integranti della loro cultura pare non preoccupi i primitivisti autoritari;
anzi, molti lo considerano eroico. Questo sistema predatorio porta direttamente
all'ordine europeo feudale; sembra che i primitivisti autoritari vogliano
rivitalizzare questo ordine sociale ed economico con loro stessi a capo dei loro
feudi. Non sono interessati all'abolizione della divisione del lavoro o dello
Stato; il loro modello richiede l'adesione alla filosofia de la
forza fa diritto.
Questa
tendenza è caratterizzata da una concezione mitica della terra; il
bioregionalismo (l'idea che solo la flora e la fauna indigena appartengano al
proprio ecosistema natio) è fatto per essere applicato anche agli esseri umani.
I primitivisti bioregionalisti promuovono la cosiddetta appartenenza naturale e
organica di un particolare popolo/nazione/etnia a un'area geografica
particolare. Il populismo xenofobo e il razzismo nazionalista impliciti in una
prospettiva simile è facilmente individuabile. È altrettanto facile vedere le
similitudini tra il primitivismo autoritario e gli aspetti dell'ideologia
nazista del volksgemeinschaft e del blut
und boden. Questo non significa che tutti i primitivisti siano
cripto-fascisti, ma ci sono molte caratteristiche del primitivismo autoritario
che sono condivise dal nazionalsocialismo.
Il
primitivismo autoritario è caratterizzato anche dalla promozione dell'idea che
c'è troppa gente al mondo rispetto alle poche risorse. Questa prospettiva si
presume sia basata su analisi scientifiche. L'elevazione della Scienza (non l'empirismo,
ma la credenza che la scienza sia una sorta di sforzo naturale e obiettivo, un
metodo puro per giungere alla verità) a ideologia lascia irrisolte questioni
molto più ampie. Presupposti politici e ideologici informano ogni scienza, e
nessuna conoscenza è separabile dall'uso che per essa è previsto. Il campo
della biologia non fa eccezione. Il Biologismo, la fede cioè nell'esattezza
della biologia euro-americana, gioca un ruolo principale nelle peggiori
manifestazioni di autoritarismo e di primitivismo volgare. Se l'assunto è che
la moltitudine della gente tradizionalmente spossessata sia una minaccia per
quella poca che possiede tanto, allora ogni scienziato - specialmente quello
biologicamente determinista - fornirà la giustificazione logica al mantenimento
di questa espropriazione.
Il
mantra delle "troppe bocche da sfamare" è tanto vecchio quanto falso.
La ricerca biologica non ha nulla a che fare con la distruzione deliberata di
enormi quantità di grano per mantenere al massimo i profitti, con lo spreco
dell'acqua e degli alimenti vegetali per mantenere l'industria della carne, o
con i sussidi governativi all'industria casearia: queste sono tutte scelte
politiche ed economiche. Ma ha completamente a che fare con il campo della
modificazione genetica delle sementi, che pretende di nutrire le moltitudini ma
è usata solo per massimizzare i profitti dei detentori dei brevetti di
qualsiasi tipo di cibo Frankenstein ne risulti. Evidentemente la biologia non è
una via neutrale per esaminare la vita. Così, il primitivismo autoritario si
richiama alle dichiarazioni più reazionarie dei biologi neo-malthusiani come se
fossero l'unico punto di riferimento valido. Siamo talmente presi da certi
termini memorabili come "portata" che non analizziamo cosa
"comporta" questa creatura. Non è la popolazione umana e non umana di
un dato ecosistema; ovviamente è l'organizzazione attuale del capitalismo
industriale e i profitti dei suoi beneficiari.
IL
PRIMITIVISMO VOLGARE
Il
primitivismo volgare può essere innanzitutto caratterizzato da
un'idealizzazione romantica delle culture originarie. Da questo tipo di
primitivismo possiamo sentire delle celebrazioni acritiche della cultura della
raccolta/caccia come persone egualitarie e pacifiche che vivono senza alcuna
divisione del lavoro, in totale armonia con loro stessi, tra di loro e con
l'ambiente. È certo che in questo tipo di culture lo Stato non esiste, e
raramente l'istituzionalizzazione della detenzione del potere che è quasi
sempre distribuito orizzontalmente. Ci sono altri tipi di culture che
condividono le stesse caratteristiche. Le culture di pastorizia possiedono
animali domestici e attuano un'agricoltura su piccola scala e di sussistenza, e
nemmeno loro hanno strutture di potere istituzionalizzate; questo tipo di
cultura è sicuramente valida come oggetto di studio per le stesse ragioni che
lo è quella della raccolta/caccia. Ma il primitivismo volgare ha poco interesse
nei confronti delle culture di pastorizia e agricole su piccola scala. Questo è
un uso selettivo (qualcuno potrebbe dire manipolatorio) della letteratura
antropologica.
L'accusa
mossa al primitivismo di voler tornare "indietro all'Età della
pietra" è applicabile nella misura più grande al primitivismo volgare.
Certi primitivisti proclamano con orgoglio che vogliono vivere davvero in questo
modo, se vogliamo credere a molti articoli comparsi nella stampa anarchica oggi
più diffusa. I più seri teorici del primitivismo che io conosco e dei quali ho
letto i testi, perorano una vita più semplice e non industriale, con un minore
impatto sull'ambiente; si interessano di permacoltura, toilet
compost, cibi selvatici, autosufficienza e generalmente di una vita
"oltre le inferriate". Il livello tecnologico di una cultura del
genere assomiglia moltissimo alla vita rurale dell'era precedente la rivoluzione
industriale combinata con l'etica del "ritorno alla terra" del tardo
XX secolo in America. Gli strumenti e i modi di produzione adoperati nel XVI
secolo e fino agli inizi del XIX potrebbero essere del tutto appropriati per
questo genere di vita. Questo modello si adatta bene anche all'idea di comunità
locali, piccole e autonome, che si riuniscono in federazione o si aggregano in
una rete - un modello anarchico tipico anche se non l'unico.
Anche
il primitivismo volgare si ricollega al biologismo. Si può notare in qualche
discorso primitivista riguardante la sovrappopolazione. Qui entra in gioco
l'accusa antiprimitivista di una "moria di massa", e il primitivismo
più volgare è riluttante a rispondere a questa accusa, apparentemente perché
non pensa che una "moria di massa" di esseri umani sarebbe poi tanto
male. Per gli antiautoritari la misantropia inerente a questa prospettiva è un
auto disfattismo. La misantropia arriva molto facilmente a prestare orecchio
alle idee e alle pratiche autoritarie; se in genere le persone sono
intrinsecamente stupide e distruttive, non è sensato avere una qualche guida
illuminata a sovrintenderci in modo da non fare del male all'ambiente e a noi
stessi? Questa è una delle menzogne basilari dell'autoritarismo. Inoltre, in
questa misantropia generalizzata che vige nel bel mezzo del primitivismo c'è
un'evidente contraddizione: come può il primitivismo volgare giustificare
l'idea di un'implacabile deriva umana verso la distruzione se gli esseri umani
hanno resistito così bene per centinaia di migliaia di anni - senza distruggere
né il loro ambiente né loro stessi?
Quelli
che dovrebbero essere direttamente responsabili per la distruzione dilagante del
mondo naturale sono gli scienziati che ne (ri)costruiscono la struttura
genetica, i capitalisti che traggono profitto dal suo sfruttamento e gli
ideologi che giustificano il tutto. Questa è una piccola parte dell'umanità
(sia storicamente sia oggi); anche se la maggior parte di quelli che abitano nel
Nord del mondo beneficiano della continuazione di questo regime di distruzione,
la responsabilità dovrebbe essere attribuita laddove c'è - presso coloro che
creano e mantengono questo regime. I primitivisti discreditano sé stessi quando
biasimano "l'umanità" (come se fossimo una sorta di piaga). Questo
distrae l'attenzione dai veri colpevoli.
Il
primitivismo volgare ha preso come una prova d'onore le accuse urlate al
primitivismo da parte dell'antiprimitivismo. Quindi promuove l'idea reazionaria
secondo cui ci sono troppe bocche da sfamare, e che una critica della tecnologia
industriale significa necessariamente il ritorno a un'esistenza paleolitica.
Sono degli anti-antiprimitivisti a riflesso condizionata con pressoché nessuna
capacità di pensiero critico indipendente, né sembrano capaci di tracciare una
loro strada tramite una discussione coerente di che cosa significhi attualmente
rifiutare la società tecnologica.
PRIMITIVISMO
ANARCHICO
Un
primitivismo anarchico auto cosciente ha bisogno di cominciare con un esame
critico delle culture della raccolta/caccia che sono affrontate nei diversi
studi etnografici. L'anarcoprimitivismo ha bisogno di mostrare che questo tipo
di cultura è una guida teorica e filosofica valida per vivere senza la
tecnologia industriale, il capitalismo e lo Stato.
Ci
sono comunque molte questioni a cui è necessario rispondere quando si fa tanto
affidamento alla letteratura antropologica. Quanto dell'etnografia è basato
sulle interpretazioni (possibilmente idealizzate) degli antropologi che lavorano
sul campo? Quanto è riconoscibile come anti autoritario il supposto
egualitarismo dell'attuale cultura? È per noi riconoscibile la mancanza di
violenza? I differenti campi di attività basati su sesso, età e capacità sono
per noi riconoscibili come esempi positivi di assenza dello Stato e di cultura
non gerarchica?
Cosa
succede se le culture di caccia/raccolta non ci forniscono dei modelli
completamente positivi di culture anarchiche? Cioè culture che un anarchico
autentico riconoscerebbe come un bel posto in cui vivere? Se c'è poco o nessun
riferimento alle etnografie delle culture di caccia/raccolta, viene a mancare la
terra sotto i piedi alla critica primitivista? Probabilmente no; nessun serio
anarcoprimitivista promuove un'emulazione acritica o un'adorazione delle culture
di caccia/raccolta, di pastorizia o di quelle agricole su piccola scala. È
necessario un esame critico di queste culture e dei vari modi con cui le persone
di queste culture prevenivano ed evitavano la formazione di strutture
istituzionalizzate di dominio e sfruttamento. Combinato con un'analisi anarchica
altrettanto critica del banale sistema di capitalismo industriale tecnologizzato
nel Nord e del regime di brutale accumulazione ed estrazione di risorse dal Sud,
l'anarcoprimitivismo potrebbe diventare la struttura analitica più coerente per
capire e combattere l'attuale tendenza di "globalizzazione".
PER
UN ANARCOPRIMITIVISMO ANTI IDEOLOGICO
Molti
primitivisti aderiscono a idee tratte da una o più delle tre tendenze che ho
identificato in questo testo. È di cruciale importanza per l'anarcoprimitivismo
promuovere l'auto esame e una critica delle posizioni insostenibili assunte da
parte di vari primitivisti. Quando certi primitivisti parlano di una relazione
spirituale o viscerale con la terra, le piante e gli animali chi ci vivono, l'anarcoprimitivismo
deve metterle in guardia sul rapporto che questo tipo di misticismo ha con le
ideologie autoritarie. Se il primitivismo parla di sovrappopolazione e di
"portata", l'anarcoprimitivismo deve dare risalto alla natura
reazionaria del malthusianesimo.
Allo
steso modo se l'anti primitivismo accusa il primitivismo di essere in favore di
una "moria di massa", l'anarcoprimitivismo deve ricordare che sono le
persone del Sud non ancora o parzialmente industrializzato (che gli
antiprimitivisti, con condiscendenza, vogliono proteggere) che sopravviveranno a
ogni collasso temporaneo o permanente del capitalismo industriale. Sono loro che
possiedono le migliori risorse per sopravvivere a una tale disintegrazione.
Infatti sarebbero quelli pienamente integrati nel e dipendenti dal capitalismo
transnazionale euro-americano a soffrire quando i supermercati saranno vuoti e
l'elettricità finita.
Un
primitivismo anarchico con delle basi solide rifiuterà lo scientismo, il
biologismo e l'abbraccio selettivo e acritico della ricerca antropologica sulle
culture di caccia/raccolta. Rifiuterà anche la misantropia reazionaria che
incolpa tutti gli uomini del dominio e dello sfruttamento portato avanti dai
ricchi e dai potenti. Inoltre, rifiuterà l'umanesimo istintivo del liberalismo
e del socialismo in favore di un equilibrio tra i bisogni attuali degli esseri
umani e la conservazione e l'integrità del mondo naturale.