[Testo tratto dal "Dossier sulla cava occupata di Muros e sullo sfruttamento coloniale in Sardegna" - giugno 2002]

L'OCCUPAZIONE DELLA CAVA DI MUROS

L'antefatto

Il 28 settembre del 2000 la Regione Autonoma della Sardegna dà alla impresa Caolino Panciera spa la concessione mineraria per lo sfruttamento di caolino, feldspato e bentonite nel territorio di Muros. Precedentemente la stessa ditta ottenne l’autorizzazione per la ricerca su di una superficie di 180 ettari. Pare che l’autorizzazione allo sfruttamento sia stata concessa solo su 20 ettari allo scopo di evitare la "Valutazione d’Impatto Ambientale" (V.I.A.) all’atto della richiesta. Con una tale strategia la Caolino Panciera e la medesima "sarda" Regione hanno inteso forse contrastare fin dall’origine la opposizione della popolazione di Muros a qualunque altra attività mineraria, di cava e del sottosuolo, nel proprio territorio, ampiamente compromesso da attività estrattive durate decenni, messe in atto da imprese grandi e minori che hanno scempiato l’ambiente naturale senza che qualcuno abbia mai imposto il minimo di ripristino ambientale necessario se non altro a coprire le vergogne di un’ampia operazione colonialista.

Ma, come vedremo, la concessione per la cava di S. Leonardo ha come risultato che la Emilceramica possa rapinare per soli 9 milioni di lire l’anno, circa il 60% delle sabbie silice presenti in territorio di Ossi e Muros.

Il caolino presente nella concessione elargita pare sia di qualità ottima, e si trova in abbondanza in monti e colline che, per soddisfare gli interessi dell’impresa e gli introiti della svendita agli stessi politici, dovrebbero scomparire nei TIR che li trasportano nel continente per la lavorazione della materia prima.

Per la concessione la Caolino Panciera pagherebbe alla R.A.S. ben 25 euro circa ad ettaro, il che significa, in cifre: che la scomparsa di una collina dalla superficie di 20 ettari costa alla Caolino Panciera la stratosferica somma di appena 500 euro (ovvero un milione di lire)! Ovviamente alla comunità di Muros, che dovrebbe respirare la polvere, sopportare il passaggio ed il rumore dei giganteschi mezzi meccanici, ed assistere impunemente alla rapina delle sue colline rimarrebbe, come al solito, la bella soddisfazione di sapere che burocraticamente è tutto in regola e che stavolta, contrariamente a quanto avveniva con i romani che imponevano con le armi la loro prepotenza conquistatrice, tutto è avvenuto secondo i metodi democratici!

Ma stavolta lacchè regionali e multinazionale hanno fatto male i propri conti. Fin dall’inizio la popolazione si è manifestata contro ogni ipotesi di concessione, sia in assemblee popolari frequentatissime da muresi, politici grandi e piccini che ne hanno approfittato per il proprio show gratuito, pennivendoli che si son fatti la pagnotta scribacchiando quel che loro è piaciuto.

Di fronte alla manifestata contrarietà della popolazione, la Caolino Panciera si è ben guardata dall’iniziare i lavori dopo la concessione, attendendo forse che le acque si calmassero o che qualche politico dalla faccia di culo avesse il coraggio di sbloccare positivamente la situazione.

Solo il 9 aprile del 2002 – dopo che l’attuale giunta regionale di destra ha bocciato la sospensione della concessione – la Caolino Panciera dà incarico ad una Ditta locale di entrare con i propri mezzi meccanici ed iniziare i lavori di cava. La Ditta Loriga, di Ossi, paese confinante con Muros, entra la mattina prestissimo con i giganteschi mezzi, facendosi forzatamente strada in un impervio sentiero ove a stento riesce a passare una autovettura, e prima dell’alba inizia i lavori. In due settimane di attività un escavatore ed una pala meccanica allargano a dismisura lo sventramento – precedentemente attuato dalla Caolino Panciera nelle "attività di ricerca" – della collina a metà altezza, attuando uno sfregio alla bellezza del paesaggio che, se non ulteriormente allargato, richiederà forse secoli per un minimo di ripristino.

Fin dalla mattinata del 9 aprile la popolazione di Muros si accalca fuori della recinzione e del cancello della cava, urlando la propria rabbia contro coloro che utilizzano i pesanti mezzi meccanici, i politici che lo hanno permesso, i proprietari (azionisti) della Caolino Panciera. Ma lo sfregio continua imperterrito fino a quando gli abitanti e le numerose individualità e i gruppi d’appoggio alla lotta, che arrivano da tutta l’isola, non fanno il passo necessario a porvi rimedio: entrano nella cava, bloccano i mezzi meccanici e danno il via alla occupazione. È il 22 di aprile del 2002.

L’occupazione della cava rappresenta un "salto di qualità" che una parte dei muresi non intendeva porre in essere, pensando che tale atto di forza possa un giorno o l’altro essere preso a pretesto per azioni legali contro di essi. Ma dopo qualche giorno di tentennamento la consapevolezza della responsabilità che è necessario prendersi, ciascuno, per impedire realmente che la politica colonialista prenda il sopravvento per sempre, riesce ad insinuarsi nella grande maggioranza della popolazione e l’occupazione prende una nuova, interessante e veramente unica prospettiva: quella della fraterna socializzazione tra muresi, solidarizzanti di passaggio, individui ribelli che in mille maniere attuano e sostengono l’occupazione e la volontà di opporsi alla rapina delle risorse ed allo scempio del territorio.

Si trova un gruppo elettrogeno, si organizzano dei concerti, ci si sistema alla meno peggio per affrontare i lunghi tempi che una battaglia campale impone.

Decine di persone sono compresenti a tutte le ore del giorno, e dal pomeriggio fino alla sera tardi spesso si tengono assemblee generali, il cui dibattito integra le discussioni tra gruppi e gruppetti di individui di ogni parte dell’isola, dell’Italia e anche di altri territori.

I compagni più attivi e il Comitato locale producono volantini ed altri documenti che distribuiscono un po’ per l’intera isola, contattano persone, approfittano di concerti e di altre iniziative per propagandare l’occupazione della cava, suscitare interesse e solidarietà, invitare a sostenere e presenziare all’occupazione. Documenti e notizie vengono fatti circolare anche fuori dalla Sardegna e in parecchi si interessano a quanto sta accadendo a Muros.

Ma alla cava occupata ed al piccolo paese vicino a Sassari non passano solo solidarizzanti e sostenitori della lotta anticolonialista degli abitanti e delle decine di ribelli che vi soggiornano per periodi di tempo più o meno lunghi: avvoltoi e strumentalizzatori di ogni genere, saputo dell’occupazione, si arrischiano a Muros in cerca di reclame gratuita, oppure per spacciare i propri articoli tranquillizzando uomini di Stato e capitale multinazionale che, tanto, la popolazione di Muros sarebbe contraria all’occupazione ...

È capitato così che un onorevole deputato (o senatore), il cui nome manco ci è rimasto in testa perché letteralmente insignificante, dopo aver promesso alla popolazione che sarebbe venuto alle cave alle 11 della mattina, si è invece presentato con la relativa scorta solo verso le 13,30, trovando al cancello della cava occupata l’accoglienza che ben si meritava. Dietro consiglio degli energumeni che lo accompagnavano il poco onorato onorevole s’è apprestato per gli inesistenti sentieri a far finta di vedere, e valutare senza alcuna cognizione di causa, lo scempio che la politica da egli rappresentata ha perpretato in appena due settimane.

A qualche giorno di distanza s’è fatto vivo anche lo sciacquino di Berlusconi, ovvero il lacchè compradore che attualmente dirige la politica colonial-imperialista nell’isola: l’onorevole (regionale) Mauro Pili. Secondo il programma avrebbe dovuto tenere un incontro pubblico presso il Comune di Muros, e poi scendere alla cava occupata per accertarsi di persona dei danni che ha contribuito a realizzare. Da vile ha promesso il proprio interessamento presso il porcile di cui è a capo, ma ha taciuto sulla propria responsabilità, e su quella dei suoi suoi assessori, nelle votazioni che rigettarono la proposta di sospensione della concessione alla Caolino Pancera. Il vile, terminata l’opera di imbonimento della popolazione di Muros, evidentemente venendo a sapere dell’accoglienza riservata alla cava occupata al suo degno compare onorevole parlamentare, con un pretesto ha saltato l’appuntamento ultimo: la visita proprio alla cava. In korrias ‘e fogu!

Dopo lo sciacquino del Berluska, non pare che altri miserabili venditori di fumo abbiano preso l’impegno di farsi fotografare nel terreno occupato ... almeno al momento.

Il salto di qualità: l’occupazione ed il blocco dei mezzi

Da un semplice sguardo alla cronologia essenziale riprodotta di seguito, risulta che la popolazione di Muros è in lotta per l’integrità del proprio territorio fin dal 1994. In tale anno, infatti, l’Assessorato Regionale all’Industria concede alla E.L.A.S., con sede a Torralba (SS) il permesso di ricerca delle sabbie silice in territori di Muros e Ossi. Tale permesso viene poi prorogato nel 1996.

Nel 1998 la popolazione di Muros apprende del progetto colonialista della Caolino Panciera, multinazionale mineraria già presente in Sardegna nella rapina del silicio, in particolare a Isili, Laconi, Nurallao ... Si parlò, a suo tempo, della costituzione di un "polo del vetro" in Sardegna, ed in particolare nella zona industriale di Isili, Perd’’e kuadhu, proprio per lo sfruttamento e la valorizzazione in loco delle sabbie silice, ma non se ne fece nulla; evidentemente la multinazionale è così potente da riuscire a imporre le proprie politiche anche a scapito di un intero popolo!

Infatti, nel ‘98 la Caolino Panciera inoltra domanda all’Assessorato regionale competente per la concessione mineraria relativa alla coltivazione e sfruttamento dei giacimenti di caolino, feldspato, bentonite e terre da sbianca in territorio di Ossi e Muros; nella richiesta è evidenziata la volontà di rapina di tali risorse, di trasporto nell’Italia e dell’utilizzo in proprio o della vendita di tali materiali. Gli abitanti di Muros, in un documento redatto durante una pubblica assemblea, dichiarano agli organi competenti la loro opposizione a qualunque forma di sfruttamento minerario o di cava nel territorio comunale.

Invece le varie autorità iniziano a dare il proprio nulla-osta in risposta alla richiesta della multinazionale. Gli Enti che danno il proprio assenso sono:

1. Assessorato Regionale all’Industria;

2. Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente;

3. Soprintendenza Archeologica, di Sassari;

4. Ufficio Tutela dell’Ambiente, di Sassari.

Significativo il parere dell’Ufficio Tutela Ambiente di Sassari. Allo scopo di avvantaggiare e favorire la multinazionale richiedente, il responsabile dell’Ufficio riduce il paesaggio oggetto della richiesta ad ambiente grullo, privo di vegetazione significativa, arso dagli incendi e di già degradato da precedenti scempi ambientali, riproducendo in pratica le stesse menzogne che appaiono nella richiesta della Caolino Panciera; per di più sottolineando che, dato che il territorio di Muros è già stato ampiamente compromesso dalla politica coloniale precedente, tanto vale distruggere anche quel poco che gli rimane di integro! Ancora una volta la popolazione di Muros prende posizione contro la vergognosa sparata del funzionario dell’Ufficio Tutela Ambiente di Sassari e, in un pubblico documento ribadisce la propria opposizione alla concessione mineraria, sbugiardando ogni parola del nulla-osta compiacente.

In tutta risposta, alla prepotenza della Caolino Panciera si affianca quella della Italcementi. Le due multinazionali avanzano, separatamente, richiesta di autorizzazione per lo sfruttamento di sabbie silice ed altri minerali ancora in territorio di Muros.

Vistesi buttate nel cestino le precedenti opposizioni, gli abitanti di Muros il 19 aprile del 2000 in una pubblica assemblea a cui invitano anche i media, rinnovano la propria opposizione alle concessioni minerarie e stavolta con documenti fotografici e riprese cinematografiche svergognano le falsità di funzionari provinciali e regionali che vorrebbero l’area oggetto di richiesta mineraria uno squallido paesaggio marziano. Allegano, alla protesta scritta, tale documentazione e la integrano di centinaia di firme.

Nonostante la contrarietà manifestata dai muresi, nel settembre dello stesso anno viene picchettata e delimitata l’area di 180 ettari oggetto della richiesta, ed il 28 la Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato all’Industria rilascia alla Caolino Panciera l’autorizzazione richiesta.

Anche dal punto di vista formale richiesta ed autorizzazione non sono perfettamente in regola: la domanda concerne la concessione per 180 ettari; la concessione pare sia stata data per soli 19 ettari. Ma se la concessione è data per meno di 20 ettari, perché alla Caolino Panciera non si è fatto inoltrare altra richiesta? Un imbroglio di natura formale, affermano in parecchi, utile solo ad iniziare i lavori, in un secondo tempo si vedrà ...

Fatto è che a nulla servono né l’ennesima protesta popolare tenutasi il 27 gennaio 2001 a Muros, alla presenza dei politici regionali, provinciali, parlamentari, né quanto avviene a livello comunitario, giudiziario e nelle sedi varie delle istituzioni grandi e piccole: politici di destra e di sinistra nulla fanno materialmente per soddisfare la volontà di una popolazione che intende salvaguardare il proprio territorio dall’ulteriore sfregio della colonizzazione.

Il 22 di aprile del 2002 la occupazione della cava, l’azione diretta degli abitanti di Muros e dei ribelli presenti chiariscono le cose: il territorio si salva solo se ciascun individuo lo difende, entro un quadro di unità popolare, in prima persona, il resto è solamente chiacchiere per allocchi.

Non a caso il TAR Sardegna, che doveva discutere e prendere decisioni in merito ad un ricorso per motivazioni formali, ha rimandato alle calende greche ogni decisione, e l’avvocato profumatamente pagato dal comune di Muros non ha fatto altro che "consigliare" all’amministrazione del paese di "mettersi d’accordo" con la multinazionale onde evitare che i consiglieri (sic!) paghino 12 miliardi (ancora sic!) di mancato guadagno alla Caolino Panciera! Non potendo imporre ad un intero paese la volontà predatoria del colonizzatore di turno, si intimorisce la popolazione ricattandola ovviamente in modo democratico: viene da chiedersi che cosa mai abbia fatto l’avvocato dell’amministrazione di fronte ad una spudorata messa in scena ricattatoria di questo tipo!

L’occupazione, ancora una volta, mette le cose al posto giusto. I muresi ritengono che il territorio in cui i loro avi hanno vissuto, e ove abitano essi stessi, sia un patrimonio che non è in vendita a nessun titolo, che non è negoziabile con alcun ricatto, che non vi è nulla che possa valere di più e lo hanno occupato, presidiandolo giorno e notte allo scopo di sottrarlo alla ingordigia del capitale colonialista multinazionale. Se la multinazionale ritiene che le possibili bustarelle che avrebbe elargito a destra ed a manca, o le promesse che ha ottenuto dagli uni e dagli altri, meritano qualcosa in più della ferma volontà dei muresi di difendere il proprio territorio, che si rivolgano ai funzionari, ai politici, ai conpradores, ai servidores che si sono messi al suo servizio, a Muros non troveranno nulla di tutto ciò!

E finalmente è emerso quanto multinazionali, funzionari, politici, tzerakus di ogni tipo e varietà, conpradores e venditori di ogni colore hanno sempre escluso dai propri conteggi: emerge l’uomo reale, l’individuo in comunità che, pienamente inserito nel proprio territorio fuoriesce da ogni calcolo politico-economico e dai profitti degli imperial-colonialisti, emerge l’uomo pulsante di vita e la sua volontà di non separarsi dalla propria terra!

Questo evidentemente non l’avevano valutato né gli uni né gli altri che siedono al tavolo della spartizione coloniale, dato che persistono nel considerare prioritarie le formalità tecnico-burocratiche e non la volontà di una comunità che vuole integro il proprio territorio, ben al di là dei meccanismi burocratico-giuridici che il sistema si è dato a garanzia di se stesso.

I criteri di fondo dell’occupazione

A caratterizzare l’occupazione sono alcuni criteri della massima importanza che, se ben coltivati, potrebbero allargare sensibilmente gli orizzonti per una vittoria a Muros e per l’allargamento della opposizione popolare alla politica colonialista delle multinazionali e dei politici grandi e piccoli che albergano in tutte le istituzioni, spesso dal Comune fino al parlamento europeo ed oltre.

Tali criteri sono: l’autogestione, l’azione diretta, la volontà di non scendere a patti con le istituzioni.

L’autogestione

La gestione diretta delle scelte che si fanno non è cosa da poco in un mondo organizzato in regime tale che gli individui sono espropriati della volontà di gestirsi la propria esistenza in prima persona. Dopo una immediata titubanza dei più, per la spinta ottima che gli individui ribelli presenti al presidio della cava hanno dato iniziando l’occupazione, la gran parte degli abitanti di Muros ha fatto propria l’occupazione: dal 22 aprile l’opposizione reale ai progetti coloniali della Caolino Panciera e vari tzerakus, ruota attorno alla occupazione della cava.

Gli occupanti gestiscono in prima persona il tempo, le rapportazioni e ... inutile tacerlo, anche i diversi attriti più o meno piccoli che scaturiscono da individui caratterizzati dalla volontà decisa di non lasciarsi sopraffare. Non vi sono capi, né comitati centrali, né istituzioni più o meno larvate che possono agire dietro le quinte a guidare l’occupazione e dirigere gli occupanti. Con impegni più o meno grandi, ciascuno dà quel che può e vuole.

Certo, spesso emergono dei contrasti dovuti al conteggio di quanto dona l’uno e di quanto invece dona l’altro, ma tutto rientra nell’ambito dei rapporti di persone vive che, pur spesso stanche dopo due mesi e più di occupazione, manifestano la volontà materiale di non mollare.

L’azione diretta

È quella prassi per cui ciò che si dice di fare lo si fa in prima persona, senza delegare ad altri le proprie idee ed i propri progetti. Vengono avanzate proposte, vengono discusse, confrontate, criticate, scartate o accettate e chi le condivide si da da fare per materializzarle in azioni concrete. Non vi è da una parte chi pensa e progetta, e da un’altra parte chi agisce. Chi è d’accordo con le proposte avanzate, agisce assieme agli altri.

Entro questa prassi dell’azione diretta sono state proposte diverse iniziative e tutte materializzate direttamente da quanti le hanno fatte proprie: concerti, volantini, distribuzione di stampa alla cavalcata sarda, manifestazione al porto industriale di Portotorres ...

Anche da questa angolazione la materialità del vissuto non è distinto da quanti elaborano, discutono, accettano, integrano, correggono e fanno ...

La volontà di non scendere a patti: ovvero la prassi dell’attacco

Dopo due mesi e più di convivenza quotidiana e di rapportazioni fraterne fra gli occupanti originari di Muros ed i mille individui che, da ogni parte dell’isola o di altri siti, partecipano e sostengono l’occupazione, chiara e spesse volte ribadita emerge la volontà di tutti di non cedere né ai ricatti né scendere a patti col colono, sia che si travesta da politico buono, sia che indossi le vesti dell’avvocato ricattatore, sia che si manifesti in divisa di Prefetto, Magistrato o carabiniere.

Questa volontà di non scendere a patti, quindi di non rinunciare alla rivendicazione del proprio territorio, sia che lo si voglia rapinare per 180 ettari, oppure per 20 o anche per solo mezzo ettaro è volontà appunto di attaccare gli interessi del potere del capitale-Stato.

Questi tre criteri che caratterizzano la lotta contro le cave, a Muros sono stati ribaditi da una muresa in ambito di consiglio comunale, tenutosi in seguito all’incontro tra Prefetto, Sindaco di Muros e avvocato della Caolino Panciera, in cui si prospettava una sorta di accordo tra popolazione e multinazionale. Tale accordo prevedeva la riduzione da 180 a 20 ettari dell’attività di cava con il consenso del consiglio comunale e degli abitanti. La muresa ha espresso chiaramente che l’intera popolazione di Muros non ha mai inteso venire a patti con chicchessia, e che l’opposizione non riguarda affatto la quantità del territorio da distruggere: gli abitanti di Muros non vogliono assolutamente vendere ad alcun prezzo la propria terra, manco un palmo! Se vi fosse stata una volontà compromissoria, questa sarebbe emersa fin dal 1994; fatto sta, invece, che i muresi hanno sempre ribadito il proprio fermo NO! ad ogni ipotesi di sfruttamento minerario e di cava.


CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI BOICOTAGGIO

contro

REGIONE SARDA, EMILCERAMICA, CAOLINO PANCIERA, SARDINIA GOLD MINING

in solidarietà alla popolazione di Muros, agli occupanti della cava S. Leonardo e a tutti i paesi sardi che dicono NO alla rapina colonial-imperialista del proprio territorio

Dato che la rapina delle risorse sarde è finalizzata al profitto, riteniamo che colpire gli interessi economici delle multinazionali sia una strategia utile a rinforzare la lotta contro la colonizzazione, di Muros e degli altri paesi sardi; così come riteniamo che intaccare gli interessi delle multinazionali rappresenti una conquista di tutti i popoli colonizzati del mondo.

Allo stesso modo, colpire le istituzioni serve della politica colonial-imperialista, nel nostro caso la Regione Sarda, se non altro indicandole alla gogna del pubblico disprezzo, possa contribuire alla revoca delle concessioni minerarie e di cava a chi intende spadroneggiare in Sardegna e nel mondo.

Boicotta le sedi e rapprasentanze, in Sardegna e altrove, della Caolino Panciera, della Emilceramica e della Sardinia Gold Mining.

Boicotta i prodotti della Emilceramica-Emilamerica

LA CAOLINO PANCIERA SPA E L’AZIENDA-MADRE: LA EMILCERAMICA

La Caolino Panciera, Società per Azioni fondata nel 1907, è tra le più antiche aziende estrattive d’Italia. Opera in diverse regioni dello Stato italiano e all’estero.

In Sardegna ha ottenuto concessioni diverse per lo fruttamento delle sabbie silice: Isili, Laconi, Nurallao ecc. A caratterizzare l’attività della Caolino Panciera in Sardegna è la rapina dei materiali, lo scempio del territorio, gli intrallazzi a diversi livelli, la quasi inesistente occupazione di sardi (e non vi è nulla di che scandalizzarsi dato che la rapina dei materiali da cava avviene con l’utilizzo di giganteschi mezzi che un solo operatore può far funzionare a pieno ritmo).

Nel 1987 la Caolino Panciera è acquisita dalla multinazionale emiliana Emilceramica, che così si occupa, oltre alla produzione di ceramiche, anche del settore estrattivo delle materie prime di cui necessita.

La Emilceramica è stata fondata nel 1961 ed attualmente, oltre all’acquisizione della Caolino Panciera controlla o partecipa altre 14 aziende, di cui 9 operanti nella produzione di ceramica, in Italia e all’estero.Il capitale della Emilceramica è di 6.860.000 Euro, ed il fatturato annuo consolidato di 133,2 milioni di Euro.

Oltre ai 5 stabilimenti in Italia, può contare su di una rete distributiva delle ceramiche prodotte che si estende su tutto il mondo, tanto che la percentuale dei prodotti esportati è del 61%. Il 72, 5% dell’esportazione va ai paesi europei, il 14,3% in America, il 6,9% in Asia, il 3,5% in Oceania, il 2% in Africa.

Per meglio servire il mercato americano ha dato vita alla Emilamerica, filiale commerciale e logistica del gruppo, con sede negli Stati Uniti.

I suoi marchi commerciali sono "ERGON" (1991), "ERACLES" (1993), ovviamente "EMILCERAMICA" e, per la divisione cucine, "MODU-LARIS".

Produce 12 milioni di mq di ceramica e occupa un’area industriale di 450 mila mq, di cui 170 mila coperti. Nonostante l’enorme fatturato annuo, la incredibile produzione, e gli astronomici profitti, vi lavorano appena mille persone, di cui 150 nel settore commerciale (3 mila punti vendita).

 

Indirizzi e recapiti utili

Caolino Panciera

Via Statale n. 171 – 41014 CASTELVETRO (MO)

Via Btg: Val Leogra, 87 – SCHIO (VI) [Sede legale]

Polo Valorizzazione Minerali, Via Paleocapa P – RAVENNA

Via dei Tretti n. 35 – 36014 SANTORSO (VI)

Loc. Pitzu Rubiu – 08030 NURALLAO (NU)

Via Europa, 24 – 08033 ISILI (NU)

Emilceramica

Via Ghiarola Nuova n. 29 – 41042 FIORANO MODENESE (MO)

Via Statale n. 171 – 41014 CESTELVETRO (MO)

Ditta Vittorio Loriga

Via Brigata sassari n. 25 – 07045 OSSI (SS) [è la Ditta che nella cava occupata di Muros ha iniziato i lavori con i propri mezzi]

Regione Autonoma della Sardegna (R.A.S.), Assessorato all’industria

Viale trento n. 69 – 09100 CAGLIARI

Ente Minerario Sardo (EMSA)

Via XXIX novembre n. 31-41 – 09100 CAGLIARI

«Agriconsult»

Via dei colombi n. 20, CAGLIARI [è lo studio dei tre soci che vogliono dare vita alla Riserva di caccia a Mont’’e procedhus, in territorio di S. Vito (CA), recintando monti e foreste, privatizzando strade, sorgenti, sentieri e vietandone l’uso civico gratuito alla popolazione che per millenni ne ha usufruito]