D’OGNI DOVE
RINCHIUSI SI STA MALE
Solidarietà
ai detenuti di Trento in sciopero della fame
E si sta ancora peggio quando 170 detenuti sono
rinchiusi in una struttura pensata per 100, quando le condizioni carcerarie sono
pessime (dal cibo immangiabile alle docce fatiscenti, dall’assistenza
sanitaria inefficiente all’assenza di igiene, dalla latitanza del Sert
all’impossibilità – per gli stranieri – di telefonare a casa, da un mese
a questa parte, per via degli apparecchi di registrazione guasti); quando i
giudici di sorveglianza non rispondono alle richieste di liberazione anticipata
oppure le sottopongono a criteri tanto restrittivi quanto arbitrari.
Più di cinquanta detenuti del carcere di Trento
denunciano tutto questo in una lettera ai giornali e annunciano a partire da
oggi, 24 maggio, uno sciopero della fame ad oltranza. Alla protesta partecipano
più di cento prigionieri.
Noi, donne e uomini della cosiddetta società
civile, non possiamo rimanere indifferenti e in silenzio. Vogliamo esprimere
loro pubblicamente la nostra solidarietà e invitare tutti coloro che non si
sono ancora assuefatti ad un mondo di gabbie e di soprusi a fare altrettanto,
nei modi che ognuno riterrà più opportuni.
Vogliamo che il problema del carcere torni ad
essere un problema sociale, discusso nelle pubbliche piazze, e non riservato
agli specialisti e ai loro codici.
È un’illusione che tutto questo non ci tocchi.
Soprattutto di questi tempi, in cui assistiamo a una criminalizzazione crescente
dei comportamenti individuali e alla repressione come unico metodo per risolvere
i conflitti sociali, può capitare a tanti di trovarsi dietro le sbarre: un
licenziamento improvviso, un permesso di soggiorno scaduto, una lite con un
carabiniere, il piacere di fumarsi una canna, una manifestazione di protesta…
In carcere ci sono persone qualsiasi, per lo più
poveri e immigrati, spinti da una società che subordina tutto al potere e al
denaro. Le “belve umane” esistono in televisione o nei romanzi ad effetto.
Non è certo con nuove carceri che si risolvono le
contraddizioni di questa società: costruire nuove galere vuol dire solo avere
la possibilità di incarcerare ancora più gente, di elargire meno “pene
alternative”, di trasformare nuovi comportamenti in reati, in una spirale che
riproduce se stessa, sotto l’ombra del recinto e del manganello.
Parliamone pubblicamente. Facciamo sentire ai
detenuti in lotta che non sono soli, esposti soltanto all’arbitrio del
personale penitenziario.
GIOVEDI’ 25
MAGGIO, ORE 18.00
ASSEMBLEA
PUBBLICA NEI GIARDINI DI PIAZZA DANTE
solidali contro le sbarre