[Dall'opuscolo "Biotecnologie. La scomparsa della diversità della vita e le nuove tecniche del dominio per il controllo della natura", Il Silvestre, Pisa 2000]
CONTRO LA SCIENZA, PER LA LIBERTÀ!
"Bisogna avere fiducia nella scienza dal punto di vista etico e della conoscenza perché la sua finalità non è solo la scoperta del mondo che ci circonda, ma anche quello di guardare al futuro che ci minaccia" - Rita Levi Montalcini
I
sostenitori degli O.G.M. sostengono che le loro "invenzioni" sono
necessarie per sfamare il mondo, per dare una possibilità a tutti, anche a
coloro, che vivono nei paesi del "Terzo Mondo". Purtroppo questi
scienziati "benefattori" dimenticano che il mondo non è quel sistema
meccanico a cui l'hanno ridotto nelle loro menti . Non è un asettico
laboratorio nel quale si gioca a far tornare questo e quello in una realtà
ricostruita apposta in modo più semplice, resa più misera, uniforme e
prevedibile. Nel mondo esterno, quello vero, i conti della scienza tornano
sempre meno. le sue verità scricchiolano sempre di più a suon di morti. Si
cerca di conseguenza di uniformare e controllare il mondo intero. dove non è
possibile si fa piazza pulita. Più estinzioni meno biodiversità. Gli
irreversibili danni sono solo per gli uomini e per la natura : per l'economia
essi significano l'opportunità di aprire nuovi mercati che le permetteranno,
rinnovando le attività, di proseguire la sua crescita e di andare avanti verso
obiettivi sempre nuovi.
Lo sviluppo inevitabile di contraddizioni, ogni problema non considerato, dallo
sviluppo industriale di una tecnica, crea il bisogno di un nuovo palliativo di
una nuova "soluzione tecnica".Nessuna contraddizione è in grado di
in-durre il dominio a riflettere su se stesso :quando invasioni di parassiti,
infezioni ripetute, la sterilità del suolo o la percentuale di tumori gli
segnalano un evidente errore di metodo, invece di tener conto di questi
avvenimenti e modificare i metodi. esso cerca di distruggere l'avvertimento che
lo contraddice ; si inventano un nuovo in-setticida per contenere i parassiti
sempre più coriacei selezionati sulla base di quella resistenza, nuovi
antibiotici, la coltura fuori suolo e terapie favolose per rallentare l'avanzata
delle metastasi.
E' proprio questo moto perpetuo che fa sprofondare le popolazioni in una
dipendenza sempre più accentuata nei confronti del dominio e della sua ricerca
scientifica.
Che cosa soddisfano le biotecnologie Non solo il mercato e il controllo, ma un
oscuro desiderio delle persone: quello di una razza artificiale, programmata ed
adatta ad un ambiente artificiale; la sicurezza di sentirsi integrati in questa
società. Figli programmati, trapianti d'organi, eliminazione genetica di
malattie e "squilibri mentali", screening per conoscere il proprio
futuro dai geni sono solo alcuni risultati. Risulta difficile opporvisi,
soprattutto se non si ha nient'altro da proporre, se ci si limita a denunciare
pencoli e richiedere controlli. Ma l'integrità dell'essere vivente ha ancora
senso? La natura e la sua evoluzione, processo che ha portalo avanti
l'ecosistema terrestre per millenni, ha senso?
Il dominio non dovrà più temere la natura Non ci sarà più natura e vita al
di fuori di questa società. "Questo è il mondo, no ci sono
alternative", e la proposta del dominio. Tutta la vita sarà assoggettata
al volere dell'uomo. di pochi uomini.
Non ci sarà più da temere il caso: sapremo se siamo predisposti a malattie, se
e quando moriremo, sapremo che la scienza può cambiarci i pezzi rovinati, che
la natura ostile fuori dalla città e stata sedata e trasformata m luoghi di
villeggiatura, che dovunque decidiamo di andare dei cartelli ci indicheranno la
strada e saremo rintracciabili L'imprevedibile diventerà notizia eclatante, e
la vita un copione già scritto:
nei geni viene identificato il canovaccio dal dominio viene l'interpretazione di
tale traccia. Diventeremo attori della nostra vita.
Non e solo per via dei progressi della medicina scientifica che gli uomini non
si rassegnano più a morire ; è soprattutto perché hanno la certezza di essere
dimenticati subito dopo, di non lasciare nulla dietro di loro, per non aver
trasmesso nulla, per non scorgere intorno a loro alcun discendente
intelligibile, per non essere stati altro durante la vita che parti staccate
assolutamente intercambiabili all'interno della macchina sociale, che non
conserverà alcun ricordo del loro "passaggio".
Se ormai vivere significa essere niente, morire significa non essere mai stati :
questa triste ovvi età, cui è difficile rassegnarsi, è una delle principali
determinazioni della soggettività moderna e della sua tendenza depressiva;
ovvieta che le fa accettare, con la pro-messa di qualche anno supplementare
"in piena forma", di restare per tutta la vita alle dipendenze di una
società organizzata in cui ci troviamo rinchiusi.
Rimane dunque come distinzione, come netta separazione, tra chi desidera e
accetta rinnovazione biotecnologica e chi invece vi oppone fermamente la
determinazione o meno a fare propria la vita a disposizione. Quindi la stessa
distinzione tra chi vuole accettare o meno il gioco del potere Motivo per cui
una critica alla biotecnologia non può prescindere da una critica del potere,
tutte le altre sono parziali allarmismi.
Una critica quindi che non settorializzi queste tecnologie, che non distingua
tra " buone" e "cattive" , che non abbia timore di toccare
punti difficili e affrontare le aspettate critiche. Perché dovremmo solo
occuparci di piante e campi lontani e non di noi, di quello che avverrà al
nostro corpo. Scardinare dunque le teorie e le situazioni che possono rendere
alienanti tali proposte.
Il rischio è di vedersi tacciati come cinici e disumani, ma vogliamo guardarci
intorno e notare chi realmente sta rendendo la gente disumana, chi la
sottomette, la schematizza, la rende succube del benessere e della tranquillità,
chi la rimbecillisce, la rende incapace di vedere oltre al prosciutto
accuratamente posto sugli occhi.
Questa società è il cancro, e la sua cura può essere la sua distruzione. Cura
che deve venire da noi e da nessun altro.